FOLLOW ME
  • White Facebook Icon
  • White Instagram Icon
  • White Twitter Icon

L'ESSERE MARIO MANDZUKIC

January 12, 2017

 

Slavonski Brod: la conoscete? No? Beh per chi avesse poca dimestichezza con la geografia slava, è una cittadina al confine tra Croazia e Bosnia, divisa a metà (in Bosnia la città "parallela" si chiama Bosanski Brod) dal fiume Sava, affluente del Danubio. In questa pittoresca cornice sofferente prima per le guerre mondiali e, successivamente, per la guerra civile Jugoslava, il 21 maggio del 1986 nasce Mario, di cognome Mandžukić, figlio di Mato, calciatore slavo.

Per sfuggire ai sempre più frequenti bombardamenti, i Mandžukić decidono nel 1992 di trasferirsi in Germania, a Ditzingen, provincia di Stoccarda. Madre Croazia, però, richiama i profughi a guerra finita e, nel 1992, Mato e famiglia tornano nella sopraccitata Slavonski Brod, dove Mario inizia a imparare che significa giocare a calcio; e lì arriva la prima svolta della sua carriera: lo nota "Ćiro" Blažević, condottiero dei "Vatreni" (fuocosi, ndr) al bronzo di Francia '98, che lo vuole con sé a Zagabria, più specificamente al NK. Dopo un paio di stagioni con i Pjesnici (poeti), la squadra più importante della Croazia, la Dinamo, individua in lui il sostituto perfetto di Eduardo da Silvia, decidendo così di acquistarlo per una cifra intorno al milione di euro.

 

 

Alla Dinamo Zagabria gioca tanto, segna molto (63 volte in 128 partite) e lotta ancora di più, finché nell'estate del 2010 si presenta il Wolfsburg alla porta dei croati, con 7 milioni di euro e un biglietto di solo andata per la Germania. In Bundesliga la vita non è facile, la concorrenza con il quasi connazionale Edin Džeko lo limita nel minutaggio e nello schieramento negli 11 in campo, in quanto Steve McLaren lo defila sul versante sinistro, non proprio la posizione a lui più consona; la stagione successiva, però, Felix Magath lo ricolloca lì davanti, punto di riferimento offensivo e primo difensore della squadra, come solo lui sa fare.

 

 

Le cose girano per il verso giusto (complice anche la cessione di Džeko al Manchester City) e, se in Germania diventi qualcuno, lo step successivo è la maglia del Bayern Monaco; per il grande passo, però, serve una vetrina internazionale: Euro 2012, dove il croato segna 3 reti (una contro l'Italia che rischiava di buttarci fuori), quasi sempre migliore in campo dei suoi ma gioca solamente le partite del girone, in quanto ci qualifichiamo noi e le furie rosse. Alla corte di Heynckes il mandzo ha il compito di sostituire il bomber Mario Gomez, ma il suo ruolo è leggermente diverso: lo spiega Javi Martínez, definendolo "attaccante, centrocampista e difensore".

 

 

Il cambio di allenatore, però, sfavorisce il gioco "a tutto campo" di Mario, in quanto Guardiola predilige il falso 9; perciò il croato decide di volare in direzione Madrid, sponda Atlético, dove rimarrà solo una stagione, non la migliore della sua carriera.

 

 

A quel punto, piomba la Juventus.

19 milioni bastano, il Mandzo sbarca a Torino e tutta la Serie A glien'è grata. Non è il gioiello che tutti ammirano, non è il funambolo che fa impazzire i difensori, non è il bomber da 50 reti a stagione, ma è un vero guerriero, uno di quei giocatori che speri sempre di avere nella tua squadra, un amico fedele che vorresti di fianco in una battaglia.

 

 

Sì, perché lui è più di un calciatore, è un guerriero con una corazza fatta di pelle e dei polmoni fatti di chissà quale materiale inestinguibile, uno di quelli che oltre alla faccia ci mette anche pugni e tacchetti. A lui non serve la gioia del goal per farsi amare (che comunque non mancano), lui è uno di quelli che ancor prima di scendere in campo ti fanno capire chi dominerà fisicamente lì in mezzo; ogni suo ingresso nello Juventus Stadium è accompagnato da un boato, ogni suo gol da una bolgia inferocita che lo ama incondizionatamente, perché sanno che nella loro squadra hanno un guerriero leale, che finita la partita seppellisce la spada di guerra e torna ad essere un ragazzo come gli altri.

 

 

Tutto questo è Mario Mandžukic, il primo attaccante e il primo difensore, il guerriero che, anche se non lo dicono, tutti vorrebbero e, sotto sotto, tutti invidiano. La guerra, se nasci a Slavonski Brod, ce l'hai nel sangue.

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload